Solo la parola basta per condurre in un viaggio verso terre remote, suggestive, misteriose. Quando si assaggiano, esplodono in bocca sapori inusuali che ispirano ricette inedite. I loro colori accesi poi, soprattutto se sono a piena maturazione, mettono allegria e rendono le preparazioni gastronomiche accattivanti e d’appeal. Sono i frutti tropicali, coltivati lontano ma sempre più presenti nei panieri di prodotti e nei laboratori degli artigiani del dolce.

VENDITA IN CRESCITA
“Negli ultimi quindici anni, in Italia, la quantità di frutta consumata è rimasta costante, ciò che è cambiato è la tipologia” spiega Raffaella Orsero, Vp e Ceo del Gruppo Orsero. “Abbiamo osservato uno spostamento dei volumi
di consumo dai frutti tradizionali a quelli esotici il cui maggior consumo è anche dovuto al fatto che, viaggiando di più, le persone oggi hanno più familiarità con questi prodotti rispetto al passato”.
NUOVI GUSTI
Mario Masiá, presidente dell’Associazione nazionale dei gelatieri spagnoli (Anhcea), parlando delle tendenze più in voga in Spagna ha affermato: “Il 2025 sarà un anno chiave per il settore, segnato da innovazione, sostenibilità e attenzione alle nuove scelte dei consumatori. La tendenza verso i sapori internazionali si rafforza con l’introduzione di frutti e gusti esotici”.

La polpa è adatta per farcire crostate
o muffin, per preparare inediti dolci
al cucchiaio oppure può essere aggiunta
al gelato al limone o a base di frutta
per dare un tocco tropicale. Ottima
per creare drink o smoothie rinfrescanti
Mangostano. Grande come un mandarino ha una buccia spessa color violaceo/marrone. Quando la si incide con un coltello seguendone la circonferenza si divide in due calotte. Al suo interno il mangostano nasconde una polpa cremosa bianca candida, divisa in protuberanze simili a petali scolpiti nella buccia coriacea amara e non commestibile. Conosciuto e apprezzato da secoli nel Sud-Est asiatico è diffuso in India, Myanmar, Sri Lanka e Thailandia; in Italia arriva per lo più sotto forma di succo, polpa o integratori. È una via di mezzo tra il litchi con sentori di pesca, gelsomino e rosa e un tocco di ananas; grazie alla nota finale, leggermente acidula, è rinfrescante e appetitoso.

Ha un gusto agrodolce che si presta a svariati
usi; come ingrediente per macedonie e insalate
ma anche per arricchire frullati, smoothie
o originali cocktail per la stagione calda.
Ottimo con lo yogurt o come decorazione
per piatti esotici, dall’antipasto al dolce.
Kiwano. Ha una forma tondeggiante allungata, simile a un uovo; quando è maturo la sua buccia si presenta di colore gialloarancio con spine morbide. La polpa all’interno, verde brillante e gelatinosa, è formata da piccole sacche che contengono il succo ed è ricca di semi commestibili. Noto anche come melone cornuto o cetriolo africano è originario dell’Africa e della Nuova Zelanda. Il kiwano ha un sapore unico, un mix di cetriolo, banana e lime che lo rende particolarmente fresco e dissetante.

In commercio è presente sotto forma
di polvere da aggiungere
nella preparazione di frullati,
centrifugati, salse o per accompagnare
lo yogurt; mentre la polpa è ottima
per realizzare succhi, marmellate,
gelati, granite e puree.
Acerola. Conosciuta anche come “ciliegia delle Barbados” è un piccolo frutto tondo dal diametro di uno-due centimetri di colore rosso intenso quando raggiunge la piena maturazione. Le sue bacche sono divise in spicchi che, se spremuti, regalano un succo dal sapore agrodolce con note di acidità che ricordano gli agrumi (infatti sono ricche di vitamina C). L’acerola è originaria dell’America centro-meridionale e della zona tropicale delle Antille ma viene coltivata soprattutto in Brasile. Il succo fresco puro in Italia è difficilmente reperibile, però si trova pastorizzato e confezionato anche con altri frutti.

La polpa è fibrosa quindi è preferibile frullarla e aggiungere
succo di limone o lime, zucchero o miele. Garantisce ottimi
risultati nella preparazione di sorbetti, marmellate, anche
agrodolci, come il chutney di babaco. Data la forma particolare
delle sezioni di questo frutto, è ideale per le decorazioni.
Babaco. È un ibrido naturale di due varietà di papaya e ricorda nell’aspetto un melone allungato; una volta tagliato le fette hanno la forma di una stella a cinque punte. Quando è maturo, ha un colore giallo striato di verde e può raggiungere il peso di due chili. La buccia è sottile e mancano completamente i semi. Originario di Ecuador e Colombia sopporta bene anche temperature di poco superiori allo zero; per questo è stato coltivato con successo in Paesi come la Nuova Zelanda, il Regno Unito e, con particolari precauzioni, anche in Italia. Sono commestibili sia la polpa sia la buccia, può essere consumato acerbo ma da maturo ha un sapore che ricorda l’ananas e l’arancia.

Il modo più semplice per gustarlo
è fresco, in macedonie, frullati,
composizioni di frutta o cocktail
semplicemente sbucciandolo;
è delizioso cucinato, per esempio
caramellato e utilizzato come
decorazione di crostate. Perfetto
per produrre marmellate.
Rambutan. Ha un aspetto molto particolare poiché i suoi acini sono coperti da una buccia pelosa di colore rossastro. La polpa rosa traslucida e succosa è l’unica parte commestibile; simile all’uva ha un sapore dolce che ricorda il litchi, anche se più acidulo. Il principale Paese produttore è la Thailandia dove si celebra anche una festa dedicata a questo frutto. Nella grande distribuzione solitamente viene venduto durante il periodo natalizio, anche se, dato il suo contenuto di acqua, si presta bene al consumo nelle giornate più calde dei periodi estivi.

A causa della sua elevata delicatezza,
questo frutto viene quasi sempre consumato
sotto forma di polpa surgelata per evitare
che si deteriori. Si può proporre in frullato
oppure essere utilizzato per preparare
gelatine, succhi, creme.
Graviola. Chiamata anche guanábana è originaria dei Caraibi e del Centro America ma oggi viene coltivata in altre parti del mondo con climi caldi e umidi. Il frutto è grande, di forma rotonda o ovale, con una buccia verde a spine morbide. La polpa è bianca, succosa e dolce, con molti semi neri; il sapore evoca quello di una ricca macedonia, composta da fragole, ananas, pere, banane, cocco ed è considerata da secoli miracolosa dalle popolazioni della zona amazzonica.
A cura di Chiara Masciocchi









