I dolci di Adolfo Stefanelli protagonisti del film “Il diavolo veste Prada 2”

Selezionato tra le eccellenze della pasticceria milanese, il pasticciere Adolfo Stefanelli ha realizzato i dolci che sono stati immortalati durante le scene del film “Il diavolo veste Prada 2”. La collaborazione è nata in modo inaspettato, attraverso food stylist incaricate di trovare a Milano, dove sono state girate diverse scene del sequel, artigiani capaci di realizzare dolci sorprendenti. Ad attirare l’attenzione sul pasticcere è stata una delle sue iconiche creazioni la torta “Vela”: una base di frolla alle mandorle, pralinato di nocciole piemontesi, ganache al cioccolato fondente e sottili lamine di cioccolato che si innalzano come strutture leggere, evocando il movimento di una vela spiegata. Un gesto elegante, essenziale, nato da un’intuizione personale maturata durante un’esperienza su un veliero.
Le sue creazioni non sono mai ridondanti; lavorano per sottrazione, equilibrio, armonia. È proprio questa capacità di costruire dolci come oggetti estetici, perfettamente inseriti nello spazio e nella narrazione visiva, oltre che gustativa, ad aver convinto la produzione. Accanto alla torta Vela, Stefanelli ha sviluppato una serie di dessert pensati specificamente per il film che esprimono la sua visione tecnica e creativa. Sono nate così una monoporzione con cuore al mango e una bavarese alla vaniglia di colore violetto che è stata scelta da Meryl Streep, una sfera di lamponi con una base sofficissima, crema pasticcera e finitura. A queste si aggiungono cioccolatini realizzati per il set e particolarmente apprezzati anche da Lady Gaga, al punto da essere richiesti in grandi quantità anche fuori scena.
“Il lavoro per il cinema – racconta Adolfo Stefanelli – ha imposto regole completamente diverse rispetto alla pasticceria tradizionale. Solo pochi dolci erano destinati all’assaggio: la maggior parte doveva resistere per ore sotto i riflettori, mantenendo una perfezione estetica assoluta. Questo ha significato progettare dessert “di scena”, costruiti con consistenze più rigide e strutture pensate per durare nel tempo, anche a costo di rinunciare al gusto. Un’altra sfida inattesa è stata quella di “rompere” i dolci: scavare con il cucchiaio, simulare l’assaggio, destrutturare ciò che normalmente viene preservato nella sua integrità perfetta. Un gesto controintuitivo per un pasticcere, ma necessario per la costruzione narrativa della scena”.









